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Zippulas ovvero un viaggio nel tempo.



La prima volta che le ho viste preparare ero alto quanto un soldo di cacio,
ma la sequenza di tutti i lavori mi e` rimasta ben impressa in mente come se
fosse un film.
Mia nonna era la mente, mentre Delia, la mia vicemamma era l'esecutrice
materiale. Incominciarono preparando in appositi piccoli contenitori i vari
ingredienti da aggiungere goccia a goccia nel successivo impasto:

- il succo di 6 arance da una parte
- le bucce delle 6 arance grattugiate da un altra
- le bucce di due limoni grattugiate in un altro contenitore
- 60 grammi di lievito di birra pronti ad essere stemperati in poca acqua
tiepida
- il bicchierino di filu e` ferru
- le due bustine di vanillina
- il canonico bicchiere di acqua e sale tiepida per tenere le mani pulite
- i 500 grammi di patate lessate con la buccia e quindi pelate e passate con
lo schiacciapatate
- il kg di fior di farina che passavano per tre volte al settaccio
- le sei uova di gallina freschissime che aprivano e sistemavano in un
grosso insalatiere di vetro

Il tutto sapeva di un rito magico, quasi misterico. Le due si intendevano a
monosillabi e si muovevano per la grande cucina in perfetto sincronismo
quasi fosse un ballo o una rappresentazione teatrale, attonito ed in
silenzio osservavo il loro lavoro.

All'improvviso entrava in scena "sa civedda" un grosso contenitore in
terracotta del quale mi ero sempre domandato lo scopo ed iniziavano i
lavori. Sistemavano la fontana di fior di farina ed incominciavano ad
incorporaci le uova e le patate, Delia lavorava l'impasto lentamente e senza
fretta e io mi godevo l'incanto di vedere quella polvere bianca trasformarsi
in un qualcosa di vivo, di diverso, di fluido. Il lievito stemperato in
acqua tiepida veniva aggiunto a poche gocce alla volta mentre la massa si
faceva sempre piu' fluida, quindi iniziava una nuova danza la pasta veniva
premuta con i pugni chiusi, quindi richiusa su se stessa e nuovamente aperta
a pugni chiusi, mentre goccia dopo goccia tutti i componenti venivano
aggiunti.

Per circa due ore e mezzo, sudando nonostante il freddo, Delia impastava,
mentre nonna con una precisione stechiometrica, aggiungeva goccia a goccia
le preziose componenti della misteriosa pozione. La bianca polvere si era
infine trasformata in un "blob" semifluido, quasi un essere vivente che si
contorceva tra le mani esperte di Delia offrendomi di volta in volta
immagini differenti. In quella massa vedevo mostri, animali, paesaggi,
scene, insomma c'era di tutto e qualcosa in piu`.

La lavorazione fini` puntualmente verso le diciassette del pomeriggio, e
quando nonna mi disse che ora, l'impasto doveva crescere la mia fantasia
parti` al galoppo. La Tv dei ragazzi quel giorno trasmetteva quello strano
serial di cui non rammento il titolo dove c`erano due principesse una buona
ed una cattiva Oreussa ed Ossuero e dove viaggiavano su di una strana
mongolfiera tirata in alto da una calamita a forma di ferro di cavallo, la
merenda era leggera solo una mela. Guardavo la Tv ma dentro me pensavo al
piccolo miracolo di quell'impasto che cresceva sotto un panno di lino e due
grosse coperte di lana.

Alle diciannove in punto nonna riprende i lavori, una larga e capace
padellona di ferro fa la sua comparsa in cucina, nonna ci sistema dentro
dello strutto e dell'olio d'oliva. Osservo la scena dall'alto, al sicuro a
cavalluccio sul collo di mio zio, nonna che toglie coperte e panno e prende
dei cerchi d'impasto e li mette a friggere e loro, i cerchi, che crescono e
si fanno dorati, deliziosi, buoni... poi passano nello zucchero e poi
Yum.... mangiati.

Oggi mi sono nutrito di ricordi.

Buon appetito IHCini!

Umbo.
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Tutto sarebbe piu' semplice se nascessimo
con le istruzioni per l'uso e la data di scadenza.
A.M.