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*GNAM* Dolce di mele Kronstadt



E' difficile trovare un buon libro di dolci, si possono trovare dei bei
ricettari, ma trovare un libro dedicato solo ai dolci e ben fatto 
veramente difficile.
Per chi come me, ama poi i dolci dell'area nordica
svizzero-tedesca-austriaca direi che  un'impresa quasi impossibile.

Invece l'altro giorno ho adottato un libro orfanello :-) della Giunti
"Cucinare dolci e torte salate", lire 18 mila.

Oggi ho iniziato la sperimentazione con una torta di mele...ubriaca...

DOLCE DI MELE KRONSTADT

180 g farina
1 cucch.no lievito in polvere
90 gr burro a temperatura ambiente (ammetto di avercene messo 50 g)
60 g zucchero
1 bustina zucchero vanigliato

Per la farcitura:

500-750 g mele
2 cucchiai uvetta
4 cucchiai zucchero
5 cucchiai di whisky scozzese o irlandese o un misto dei due oppure rum
(ammetto di avercene messo di pi)
1 cucchiaio di zucchero a granelli (non ho capito cosa intenda quindi ho
usato quello di canna)

Per la glassa:

30 g burro ammorbidito
40 g zucchero
2 uova
liquore di cui sopra

Si mescola la farina e il lievito, poi si aggiunge il burro, lo zucchero e
lo zucchero vanigliato e si lavora l'impasto con le mani  come per la
sabl, quindi si mette in uno stampo imburrato o con carta forno.
Si sbucciano le mele, si leva il torsolo e si fanno a fette  sottili. Si
mettono insieme all'uvetta e allo zucchero in un tegamino e ci si versa
sopra il liquore.
Si fa assorbire il liquore per alcune ore, meglio se 1 giorno intero,
rimescolando ogni tanto.
Quindi si mettono le fettine di mela sulla pasta e si cosparge con lo
zucchero a granelli. Si cuoce a 200 gradi per una ventina o trentina di
minuti.
Montare a neve gli ingredienti della glassa, distribuire sulle mele e
informnare ancora per 10 minuti.
Spruzzate ancora con un po' di liquore.

Hic! Hic!
Sapeste com'era bbono hic!

--
Ciao da Pimpa/Benedetta

L'invenzione dell'arte tipografica  stata una gran brutta trovata! La
natura aveva saggiamente disposto che le sciocchezze degli uomini fossero
passeggere, ed ecco che i libri le rendono immortali.
                           Charles de Montesquieu