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REPOST: Ziti al pesto di mandorle amare (Era *l'odore delle mandorle amare)



No, non e' l'incipit de "L'amore ai tempi del colera".
Solo un profumo, il profumo che mancava ad un piatto preparato, per la
prima
volta, un paio di settimane fa: il pesto rosso - che, intanto, avevo
scoperto chiamarsi anche pesto pantesco (da Pantelleria), che non mi
aveva
completamente soddisgatto.

Non so se e' ortodosso, Gianmaria poi - forse - mi dira'.

Innanzitutto i pomodori. Due, rossi, tondi e sodi. Pelati a freddo e
svuotati dai semi. Poi, prima differenza, salati e lasciati li'
mezz'ora a
perdere l'acqua. La prima volta non lo avevo fatto, la ricetta di Rose
non
lo prevedeva. Conseguenza: un sugo troppo acquoso e troppo pecorino
per
asciugare. Appiattimento del sapore.
Poi il lavoro. Mortaio, Rose. Non minipimer: su questo, sorry, non
riesco a
transigere. Un pugnetto di mandorle dolci e pelate, cinque-sei
mandorle
amare.ed uno spicchio di aglio. L'odore che si sprigiona dal pestello
mentre
schiaccio e', di per se', assolutamente straordinario. Non ci provo a
descrivervelo, non ci riuscirei.
Poi un po' di sale grosso e qualche foglia di basilico appena colta
dal vaso
in balcone. Goccio d'olio - poco, che' non copra - e quattro
cucchiaini di
pecorino romano grattugiato. Ci ho condito degli ziti, bagnandoli
appena con
un po' di acqua di cottura della pasta. Risultato: un sapore che mi ha
lasciato assolutamente stupefatta.



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