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[GNAM] Coniglio all'uva



Ieri avevo un gran mal di testa, con tanto di nausea incorporata e
disturbi vari. In serata, mentre ciondolavo per casa in attesa che le
medicine facessero il loro corso, mi sono messa a cucinare.

Avevo in frigorifero un coniglio che stava marinando, da un giorno e
mezzo, in un decilitro e mezzo abbondante di vodka, con timo, salvia e
uno spicchio di aglio. Non potevo lasciarlo annegare così.

Dunque, tolgo la bestia dalla marinata, asciugo e rosolo a fuoco
vivace in olio e burro buono. Quando mi sembra ben rosolato, aggiungo
il liquido della marinata filtrato, lascio un po' evaporare, poi
abbasso il fuoco, aggiungo un po' di brodo vegetale e mi appresto a
farlo cuocere coperto. 

A quel punto mi accorgo che non ho infarinato il coniglio. Lo so che
non è obbligatorio, ma mentre immaginavo la ricetta, pensavo a una
salsetta compatta e la farina non è il caso di aggiungerla all'ultimo
momento. Quindi rimedio con una spolverata sul momento, facendo del
mio meglio per non far formare grumi. Copro e lascio cuocere,
rigirando ogni tanto e aggiungendo altro brodo a poco a poco.

Verso metà cottura, aggiungo qualche chicco d'uva intero e intanto in
un pentolino ne metto altri con un dito di acqua e schiaccio con un
mestolo di legno, filtro il succo e lo aggiungo al coniglio.

Spengo e a quel punto il mal di testa è diminuito sensibilmente, mi
vesto e raggiungo il Garmin in pizzeria.

Oggi, al momento di scaldarlo e terminare gli ultimissimi minuti di
cottuira, mi accorgo di un secondo errore: ho lasciato in frigorifero
il fegato, non c'è tempo di cuocerlo bene, quindi lo taglio a
pezzettini piccoli e lo aggiungo così, assieme a qualche altro chicco
di uva intero.

Giudizio critico: assolutamente da rifare.

Claudia
-- 
"Qui bene bibit et bene comedit, bene dormit;
qui bene dormit non peccat,
qui non peccat vadit in paradisum.
Ergo, si volumus ire in paradisum,
bibamus et comedamus egregie
et haec est scala coeli".