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*Normalita'
- Subject: *Normalita'
- From: "gennarino" <tdemasi@tin.it>
- Date: Thu, 4 Nov 1999 12:44:59 +0100
- Newsgroups: it.hobby.cucina
- Organization: Centro Servizi Interbusiness
- Xref: pisanino.unipi.it it.hobby.cucina:83949
Continuo a guardarmi intorno, spaesata.
Scatoloni, trapani, mensole. Quadri da appendere, qualche centinaio di libri
ancora da ordinare, vestiti chiusi in valige aspettano di essere appesi. Un
buco nei mobili della cucina (il forno: arrivera' - pare - la prossima
settimana) e una lastra di granito appoggiata ancora li' al muro, in attesa
di trasformarsi in un qualcosa che assomiglia ad un tavolo.
Chissa' se ce la faro' mai, mi chiedo, e se questo casino che ho intorno
arrivera' mai ad assomigliare ad una casa.
Normalita', strano desiderio.
Tante, troppe, le volte in cui le ho fatto il torto di confonderla con la
noia. Strano ripensarci ora, mentre me ne sto qui - come una cretina - a
chiedermi come fare ad inventare qualcosa che almeno me ne dia l'illusione.
Piove. Piano, piano, piano. Esco lo stesso.Cammino senza ombrello verso via
Albinelli, entro nel mercato coperto, sorridendo all'idea che e' la prima
volta dopo *tanto* tempo.
Un giro veloce, una sporta che si riempe.
Una melenzana viola, di quelle dolci e chiare.
Un po' di gorgonzola dolce e cremoso.
Una fettona di pancetta dolce di Parma, tagliata a dadini.
Uno spicchio di aglio, qualche cucchiaiata di olio, qualche foglia di
prezzemolo e un po' di sale.
Un po' di trenne del Tombolo.
Ah... scordavo: una macinata di pepe nero.
Taglio a dadini le melanzane, senza metterle sotto sale. Solo a guardarle mi
dicono che sono dolcissime, che non ne hanno alcun bisogno. Le lascio
sfrigolare in padella un quarto d'ora circa insieme a qualche cucchiaio di
olio e un paio di spicchi di aglio. In un'altra padella soffriggo i dadini
di pancetta. Piano piano, a fuoco dolce, perche' la pancetta fa presto a
perdere la sua dolcezza. Aggiungo le melanzane cotte, mescolo e ricopro il
tutto con dadini di gorgonzola. Una spolverata di pepe nero, qualche
cucchiaiata di acqua di cottura della pasta ed e' pronto il sugo.
Sul tavolo, una bottiglia stappata. Poco piu' in la', una musica, un suono,
parole che volano.
"... Ahaaaa... comme se fa'
a' da' turmient all'anema ca vo' vulaaaa'
si tu nun scinn' n'funn' nun 'o puo' sapeee'
Nooooo.... comme se fa...
a t' pigliaaa' sultant o'male ca n'ce staaa'
e po' a lassa' stu core sulo..
n'miezz'a via..."
Normalita', strano desiderio.
Ora, pero', "ottanta" voglia di cantare.